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Acustica e fonoassorbenza per open space

Un open space ben progettato è un motore di collaborazione: le persone si vedono, si scambiano idee, risolvono più velocemente. Ma quando il rumore cresce, anche il migliore dei layout inizia a “stancare”: le call si sovrappongono, la concentrazione si spezza, la giornata sembra più lunga di quanto dovrebbe. L’acustica non è un dettaglio tecnico da sistemare alla fine. È una componente del comfort, come la luce e l’ergonomia: incide sul benessere del team, sulla produttività e sulla percezione (anche per clienti e ospiti) di uno spazio davvero professionale. Puoi affrontare l’acustica in modo concreto e graduale: da interventi leggeri e immediati fino a soluzioni più strutturate. Se vuoi capire qual è il punto di partenza giusto per il tuo ufficio, basta parlare con un nostro consulente.

Perché in un open space si sente tutto

In un open space il suono fa quello che la luce fa in una stanza piena di specchi: rimbalza. Vetri, pareti lisce, pavimenti rigidi e soffitti alti creano riverbero, cioè quella “coda” sonora che rende le voci più presenti e meno distinguibili. Il risultato è paradossale: anche se nessuno parla ad alta voce, l’ambiente sembra sempre pieno. Il cervello deve fare uno sforzo continuo per filtrare i suoni, e questo si traduce in affaticamento, calo della concentrazione e una sensazione generale di disordine.

I segnali che l’acustica è diventata un problema

Di solito lo capisci da piccoli episodi quotidiani: chi si sposta per fare una call, chi mette le cuffie tutto il giorno, chi evita l’open space per lavorare “sul serio”. E poi ci sono le frasi che senti spesso in ufficio: “Non capisco”, “Aspetta che mi sposto”, “Qui rimbomba”.

Se ti riconosci in uno o più di questi scenari, è il momento giusto per intervenire: capita che le call disturbino chi sta lavorando e viceversa, anche a distanza di qualche metro; che nelle riunioni informali si alzi la voce senza accorgersene; che le parole si impastino quando parlano in più persone; che si crei un rumore di fondo costante che aumenta con l’occupazione; e che clienti o ospiti percepiscano l’ambiente come poco riservato.

Quello che serve necessariamente

ridurre il riverbero e dare una gerarchia ai suoni. Significa trattare almeno una parte delle superfici “grandi” (soffitto e/o pareti) e progettare micro-zone: aree più dinamiche, aree più concentrate, punti dedicati alle call.

Quello che sarebbe bello avere

soluzioni che migliorano anche l’estetica e l’esperienza d’uso: pannelli sospesi che diventano elementi di design, pareti vetrate acustiche che portano luce ma proteggono la privacy, phone booth e cabine riunione che trasformano l’open space in uno spazio davvero “ibrido” e pronto al lavoro contemporaneo.

Le tendenze che stanno cambiando l’acustica degli uffici

Negli ultimi anni l’open space è cambiato: non è più solo “postazioni e corridoi”, ma un ecosistema che deve gestire attività diverse nello stesso spazio. Più videocall, più momenti di focus alternati a momenti di confronto, più necessità di privacy senza tornare agli uffici chiusi.

Per questo oggi l’acustica si progetta come una “stratificazione” di soluzioni: superfici che assorbono, elementi che schermano, micro-architetture per le call. Il bello è che tutto questo può diventare anche stile: materiali tessili e feltro, geometrie sospese, pareti vetrate performanti, soluzioni modulari che crescono con il team.

Come lavoriamo sull’acustica del tuo open space

Ogni open space è diverso: cambiano volumi, materiali, abitudini di lavoro e densità di persone. Per questo il nostro approccio parte sempre dallo spazio reale, non da una soluzione standard.

1.

Ascolto e lettura dello spazio

Facciamo un sopralluogo (o una prima consulenza su planimetria e foto) e capiamo come viene usato l’open space: dove avvengono le call, dove serve concentrazione, quali sono i punti più “riflettenti” e quali flussi devono restare liberi.

2.

Proposta di intervento, anche per fasi

Ti proponiamo un mix di soluzioni con priorità chiare: cosa è indispensabile per ottenere un miglioramento percepibile, cosa è un upgrade che possiamo aggiungere nel tempo. L’obiettivo è rendere lo spazio più silenzioso senza appesantire il layout.

3.

Installazione e ottimizzazione

Mettiamo in opera gli elementi scelti e verifichiamo l’equilibrio tra comfort e operatività. Spesso basta un piccolo aggiustamento (spostare un pannello, aggiungere una schermatura, ridefinire una zona call) per fare un salto di qualità.

Tipologie di intervento: dal più leggero al più trasformativo

In acustica non esiste un solo “colpo di bacchetta”. Funziona la combinazione: trattare le superfici che rimbalzano di più, interrompere la propagazione del suono e creare punti dedicati alle attività più rumorose.

Pannelli fonoassorbenti a parete

Sono uno degli interventi più immediati: riducono il riverbero e rendono le voci più definite. Possiamo integrarli come elementi grafici o di design, in modo che non sembrino “pezze”, ma parte del progetto.

Pannelli sospesi e baffle a soffitto

Il soffitto è spesso la superficie più grande e più sottovalutata. Intervenire dall’alto aiuta a “smorzare” il rumore diffuso senza toccare il layout delle postazioni. Oggi esistono soluzioni leggere, modulari e anche molto scenografiche.

Phone booth e cabine per call/riunioni

Quando le call sono frequenti, la soluzione più efficace è dare loro una casa: una cabina dedicata toglie rumore dall’open space e restituisce privacy a chi parla. È una delle tendenze più forti negli uffici ibridi e nei coworking.

Pareti divisorie e vetro acustico (PVB/stratificati)

Se serve creare sale riunioni, aree focus o uffici direzionali senza perdere luce, le pareti in vetro con prestazioni acustiche sono la scelta naturale. Separano, definiscono e valorizzano lo spazio, mantenendo una sensazione di apertura.

Soluzioni e prodotti consigliati

Qui sotto trovi le soluzioni che consigliamo più spesso per un open space moderno. Sono pensate per essere combinate tra loro: il valore vero nasce dall’equilibrio, non dall’accumulo.

Progetti realizzati simili

Ogni ufficio operativo racconta un’azienda: ritmo, cultura, modo di collaborare. Qui sotto trovi esempi di progetti simili per ispirarti – layout ottimizzati, postazioni ergonomiche e soluzioni che rendono lo spazio più silenzioso, ordinato e pronto a crescere.

FAQ: acustica e fonoassorbenza in open space

Aiutano a ridurre il riverbero e a rendere l’ambiente meno rumoroso, ma non sono la stessa cosa dell’insonorizzazione totale. Per bloccare il suono tra ambienti servono anche soluzioni di separazione (pareti, vetri acustici, porte, guarnizioni).

Dipende da volumi, materiali e layout. Spesso il soffitto è l’intervento più efficace sul rumore diffuso, mentre le pareti aiutano molto sul riverbero e sui punti “critici”. La soluzione migliore è quasi sempre un mix bilanciato.

Non esiste un numero fisso: dipende da quante call avvengono contemporaneamente e da come lavorano i team. In consulenza analizziamo abitudini e flussi e proponiamo una dotazione realistica, senza esagerare.

Sì, esistono vetri stratificati con intercalari specifici (come PVB acustico) e sistemi di posa pensati per migliorare l’isolamento. La resa finale dipende anche dal sistema complessivo (profilati, porte, giunzioni).

Nella maggior parte dei casi sì: molti interventi sono modulari e si possono pianificare per fasi, lavorando su aree specifiche o fuori orario. L’obiettivo è migliorare l’ambiente con il minimo impatto sull’operatività.

Si parte dalle superfici che rimbalzano di più e dalle attività che generano più rumore (call e aree di passaggio). Anche un primo intervento mirato può dare un miglioramento percepibile e creare una base per evolvere il progetto nel tempo.

Raccontaci com’è fatto il tuo open space (dimensioni, numero di postazioni, materiali e abitudini di lavoro): ti diciamo rapidamente quali interventi hanno più senso e come integrarli nel progetto d’arredo, anche step by step.